“L’Inter spiava la Juve e la Gea”

Emanuele Cipriani indica Moratti come committente dello spionaggio sulla Juve. Tra le nuove vittime spuntano la società Geo World e Pasquale Foti. Mentre le vittime della società assomigliano sempre più ai cattivi di Calciopoli

di  del 27 settembre 2012
 

“Per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?” erano queste le parole di Enzo Biagi, che il 16 agosto del 2006 sul Tirreno analizzava lo scandalo Calciopoli. Forse lui ha intuito l’inizio della valanga. Come l’hanno capito  Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini, che nel 2006 parlavano del Tiger team, esperti informatici di Telecom e intelligence Sismi che accumulavano dossier sui più importanti personaggi d’Italia, da politici a governatori. Oggi, la nuova puntata con la deposizione di Emanuele Cipriani, investigatore privato della Polis d’Istinto, imputato a Milano nel processo Telecom per la vicenda dei dossier illegali. Svela committente delle spiate (Massimo Moratti) e vittime (con alcune novità).

Secondo le ultime rivelazioni, l’Inter commissionò indagini su Luciano Moggi e Antonio Giraudo, al tempo alte teste del club Juventus (nel 2002-2003), sul arbitro Massimo De Santis, sulla Gea World (azienda di Alessandro Moggi), e su Pasquale Foti presidente della Reggina. A precisare il tutto è Guido Vaciago sul magazine Tuttosport:

Lo ha dichiarato ieri mattina, sotto giuramento, l’ex investigatore privato Emanuele Cipriani, che quelle indagini ha coordinato personalmente e ora si trova imputato a Milano nel processo Telecom per la vicenda dei dossier illegali. La novità è l’aggiunta della Gea e di Foti nel carnet degli spiati, la definizione di dettagli tecnici relativi ad alcune di queste indagini che si sono spinte fino agli appostamenti sotto casa e ai controllo dei conti bancari dei famigliari.

Calciopoli è la punta dell’iceberg del “Sistema” che ha portato a 34 rinvii a giudizio e 21 arresti cautelari nei confronti di vari dipendenti di Telecom, di poliziotti e di militari dei Carabinieri e della Guardia di Finanza indicati dal gip Paola Belsito. Perché? Gran parte dell’inchiesta è stata fatta su intercettazioni telefoniche partite dalla procura di Napoli. Ora si ricerca anche dal processo Telecom, di arrivare all’origine dello scandalo del calcio italiano, che si sposta sempre più a Nord. Il pc di Giuliano Tavaroli, ex capo ex capo della security Telecom, è stato ispezionato, nel 2005 dal nucleo operativo dei Carabinieri di via Inselci a Roma, lo stesso che ha seguito Calciopoli.

Ma cerchiamo di arrivare al vertice, facendo un salto indietro. Emanuele Cipriani, era l’investigatore fulcro del grande fratello d’Italia, che con una società di investigazioni a Firenze, la Polis d’Istinto . Secondo l’accusa avrebbe costruito illecitamente, per conto di terzi, vita morte e miracoli dell’Italia che conta. In modo illegale. Tutti dentro l’archivio Z, con ben tre hard disk esterni. Un sistema di spionaggio parallelo immerso in una rete di investigatori privati e pubblici funzionari corrotti.

Nel 2006 Massimo Moratti parlava in una intervista dello spionaggio sull’arbitro De Santis: “Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla”.Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom vuotò invece il sacco questo settembre alla Zanzara su Radio 24:

Di controllare Vieri me lo chiese Moratti di persona, non al telefono. Le operazioni poi sono state fatte da un fornitore, la famosa agenzia di Cipriani. Sono due episodi, 2001 e 2003. Il primo riguardava l’Inter, la verifica del rispetto contrattuale dei comportamenti di certi giocatori, non solo Vieri. Il secondo invece riguardava la Pirelli perché Vieri doveva fare il testimonial. In questo caso abbiamo controllato il suo traffico telefonico. Abbiamo controllato anche altri giocatori dell’Inter, ma non ci hanno fatto causa. Vai a sapere perché. Forse non hanno accusato inquietudine e ansia come Vieri. Moratti lo incontrai di persona. C’era un regolamento di squadra sulla vita dell’atleta che andava rispettato, il problema era il rispetto di questo regolamento. Furono sicuramente commessi degli abusi sul traffico di Vieri.

“È come se qui si fossero riciclate non solo teorie accusatorie, ma anche meccanismi investigativi e prove. Insomma, mi sembra chiaro che l’inchiesta di Calciopoli è nata prima del 2004, quando ufficialmente fu aperta da Narducci . E certamente non è nata in modo legale” ha raccontato Paolo Gallinelli, legale dell’arbitro Massimo De Santis, coinvolto nel Sistema Moggi.  Nel 2007, con le stesse notizie di reato, la FIGC archiviò invece la posizione dell’Inter (che rischiava pesanti sanzioni). Le nuove vittime sembrano i carnefici del 2006. Come la Gea, che società è lo ricorda Luca Pisapia, del Fatto quotidiano. In quell’occasione la notizia era la “rinascita” sotto Gea World:

A questo punto, però, è doveroso ricordare cosa fu la GEA nel calcio italiano e nelle aule giudiziarie per comprendere cosa ha rappresentato quel nome. Nata nel 2001, della GEA hanno fatto parte a vario titolo nei suoi cinque anni di vita, oltre al già citato Moggi e al suo socio Franco Zavaglia, tutta una serie di ‘figli di’ (…). Tra il 2001 e il 2006, la GEA era arrivata a gestire la procura di 262 calciatori e, visto chi la controllava, era palese il conflitto d’interessi. Eppure, nonostante le dichiarazioni del solito Zeman (“La Gea influenza il campionato di calcio italiano”) e le denunce di procuratori (Pasqualin, Morabito e Canovi) che si erano visti togliere procure in favore della società di Moggi junior, una commissione della FIGC stabilì che era tutto regolare. Anche perché una modifica del Regolamento FIGC per Agenti di calciatori risalente al 2001 (coincidenza: l’anno di nascita della Gea) in pratica eliminava la possibilità di conflitto di interessi se vi erano rapporti di parentela o di affari tra procuratori e club.

Uno scambio di ruoli che rischia però di oscurare il reale obiettivo del processo Telecom, madre di tante inchieste italiane,  grande fratello al quadrato che ancora non trova una fine.

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