La biografia di Didier Deschamps

Nasce a Bayonne, zona basca del sud della Francia, dopo una breve parentesi nel rugby inizia a giocare a calcio nella squadra locale del Aviron Bayonnais mentre frequenta la scuola primaria. All'età di 15 anni, nel corso della Lega di Aquitania, è notato dagli scout del Nantes, con il quale firma un contratto nell’aprile del 1983. Gli bastano solo due anni nel settore giovanile dell’FCN, noto per essere uno dei migliori in Francia, per dar prova del suo talento. Nel 1985 è promosso in prima squadra e il 27 settembre, a diciassette anni, fa il suo debutto in première division nella vittoriosa trasferta sul campo del Brest. Le quattro stagioni trascorse al Nantes, sono determinanti per il prosieguo della sua carriera. Non vince alcun trofeo, il Nantes era un club di mezza classifica, ma matura una notevole esperienza, disputando 111 partite in campionato. Durante la sua ultima stagione con il Nantes viene convocato per la prima volta nella nazionale francese allenata da Michel Platini. Vive a Cap d'Ail.

Olympique Marsiglia e Bordeaux :Nel 1989 si trasferisce all'OM per 17 milioni di franchi[1]. Durante la sua prima stagione a Marsiglia è spesso relegato in panchina. Disputa soltanto 17 partite, con una rete all'attivo, la maggior parte delle quali subentrando a partita in corso. Viene eletto rivelazione dell'anno da France Football e vince il suo primo campionato ma ha problemi di adattamento nel club. Al termine della stagione, anche per non mettere a repentaglio il suo posto nei bleu, accetta il trasferimento in prestito al Bordeaux.La stagione disputata con la maglia dei girondins è molto importante, gioca regolarmente e al termine della stagione, dopo aver disputato 29 partite, ritorna al club di Bernard Tapie. Tornato all'OM nel 1991, Bernard Tapie vuole usarlo come contropartita nello scambio con il PSG nella trattativa che porta Jocelyn Angloma alla corte del clb di Marsiglia ma il giovane centrocampista si oppone fermamente. Resta pertanto all'OM e ne diviene una pedina fondamentale. Nella stagione 1991-1992 disputa 36 gare in campionato, con 4 reti all'attivo, e vince il suo secondo titolo, il primo da protagonista.La stagione 1992-1993 è quella della consacrazione. Vince il terzo titolo, secondo consecutivo, successivamente revocato a seguito dell'Affaire VA-OM. Il 26 maggio 1993 entra, con il club, nella storia del calcio francese: difatti guida l'OM, dopo la sconfitta di Bari nel 1991, alla conquista del suo primo titolo europeo. Nella finale di Monaco l'OM sconfigge per 1-0 il Milan e Didier, da capitano della squadra[2], solleva al cielo la coppa dalle grandi orecchie. L'OM diventa il primo club francese campione d'Europa.[3] Nella stagione successiva, 1993-1994, disputa 34 partite in campionato che la squadra conclude al secondo posto. Al termine della stagione la federazione francese, dopo aver accertato le responsabilità di Bernard Tapie nell'organizzazione dell'illecito VA-OM, retrocede d'ufficio la squadra in D2.[4] Questo evento assieme alla voglia di misurarsi con un campionato più competitivo spingono Didier a lasciare nell'estate nel 1994 l'OM.

Juventus :Nell'aprile 1994 la Juventus, anticipando i tempi, blocca il giocatore che, svincolato, ha un prezzo (secondo i parametri UEFA) che si aggira intorno ai tre miliardi e mezzo di lire.[5] Nel mese di maggio il centrocampista di Bayonne firma un contratto biennale per 800 milioni di lire a stagione con il club di Piazza Crimea.[6][7] È una Juve nuova, che non vince lo scudetto da nove anni e ha appena cambiato molto, in campo e dietro le scrivanie. Nell'ottobre del 1994 viene operato al tendine d'Achille sinistro e resta lontano dai campi di gioco per quasi metà stagione.[8][9][10] Una volta guarito[11][12] diventa subito indispensabile costituendo con Paulo Sousa, una coppia di centrocampo fortissima che porta la squadra bianconera a vincere scudetto[13] e Coppa Italia ed arrivare in finale di Coppa UEFA persa contro i rivali del Parma. Fortissimo nel pressing a tutto campo e nel contrasto, con uno spiccato senso tattico, viene subito apprezzato da Marcello Lippi per la sua duttilità, per il suo sacrificio e per l'intelligenza tattica; il tecnico gli consegna le chiavi del centrocampo bianconero per la stagione seguente in cui il club bianconero è ai margini della lotta per lo scudetto. Il Milan stacca immediatamente la squadra bianconera che nonostante un tentativo di riavvicinamento nel finale della stagione chiuderà il torneo al secondo posto. Diversa è la storia in Champions League. Didier è infatti il perno della squadra che, dopo un cammino entusiasmante nei precedenti turni, il 22 maggio 1996 batte ai rigori l'Ajax all'Olimpico di Roma.[14] Sia per il club bianconero che per Didier si tratta della seconda coppa dalle grandi orecchie conquistata nella propria storia[15]. Nel corso della stagione vince anche una Supercoppa.[16] Prolunga il contratto fino al 1999[17] ed è ancora protagonista nella stagione 1996-1997, piena di trofei per il centrocampista francese e per la Juventus. Il 27 novembre 1996 battendo a Tokyo gli argentini del River Plate si aggiudica la Coppa Intercontinentale.[18] Il 6 febbraio 1997, dopo aver battuto nel doppio confronto il PSG, alza al cielo la Supercoppa Europea.[19] Contribuisce, con 26 presenze ed una rete, alla conquista del 24º scudetto nella storia del club torinese ed arriva alla finale di Coppa dei Campioni dove la squadra viene sconfitta dal Borussia Dortmund.[20] Nella stagione seguente vince il suo terzo scudetto, il secondo consecutivo, con la maglia bianconera e la seconda Supercoppa; disputa la terza finale consecutiva di Coppa Campioni, la sua quinta finale europea in sei anni.[21][22] La stagione 1998-1999 è molto travagliata sia per la Juventus che per il capitano dei bleus. I risultati non arrivano e Lippi inizia ad escludere il centrocampista francese dagli undici titolari.[23] I rapporti tra i due si deteriorano, così come tra gli altri giocatori ed il tecnico di Viareggio, tanto da arrivare ad un duro scontro negli spogliatoi alla vigilia della partita casalinga contro il Parma.[24][25][26] Al termine della stagione, la prima senza successi da quando è arrivato al club torinese, manifesta la propria volontà di lasciare la Juventus ritendendo finita la propria esperienza in maglia bianconera.[27]

Gli ultimi anni della carriera :Il 21 giugno 1999 firma un contratto con il Chelsea allenato dall'amico ed ex compagno Vialli.[28] Lascia il club di Piazza Crimea dopo 5 stagioni, con 4 reti in 178 presenze complessive, vincendo tutto quello che si può desiderare: in totale il suo palmarès vede 3 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 UEFA Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea e 2 Supercoppe Italiane. Al Chelsea ritrova Marcel Desailly, suo amico fraterno. Con la maglia dei Blues disputa 27 gare andando a segno una volta[29] e vince una FA Cup.[30]Non riesce ad adattarsi al calcio inglese e al termine della stagione si trasferisce al Valencia[31] per un cifra pari a circa 2,7 milioni di sterline, firmando un contratto di 3 anni con una clausola rescissoria di 38 milioni di sterline.[32] Con la maglia del club spagnolo disputa soltanto 8 gare a causa di numerosi infortuni.[33][34][35][36] Assiste dalla panchina alla sconfitta dei valenciani contro il Bayern Monaco nella finale di Champions League disputata a San Siro. Nell'estate del 2001 dà il suo addio al calcio giocato.

Nazionale: viene convocato per la prima volta da Michel Platini nel 1989 a 20 anni e il 29 aprile debutta nella partita contro la Jugoslavia valida per le qualificazioni ad Italia'90.[37]La sua carriera internazionale inizia in uno dei momenti più bui del calcio transalpino: i Bleus falliscono la qualificazione a Italia'90, a Euro'92 non vincono nessuna partita, ma soprattutto non riescono a qualificarsi a USA'94. Con l'inizio dell'era Jacquet le cose cambiano sia per i galletti che per il centrocampista di Bayonne. Il tecnico di Sail-sous-Couzan inizia a ricostruire la squadra in vista di Euro'96 e affida la fascia di capitano a Cantona. Ma nel gennaio 1995 il talento francese viene squalificato per nove mesi dopo aver colpito con un calcio un tifoso del Crystal Palace che lo aveva insultato mentre usciva dal campo a seguito di un'espulsione. Non potendo utilizzare Cantona, Jacquet decide di rivoluzionare la squadra: fuori i "vecchi" come Papin e Ginola e spazio a quella che in seguito sarà definita la "generazione d'oro". In quest'ottica di cambiamenti il ct dei transalpini decide di affidare la fascia di capitano a Deschamps per la partita amichevole contro la Germania.[38] Diventa subito il leader dei Bleus che guida fino alla semifinale di Euro 96, dove vengono sconfitti ai rigori dalla Repubblica Ceca, conseguendo così il miglior risultato della Francia dal Campionato mondiale di calcio 1986. Nel 1998 da capitano e leader dello spogliatoio[39] guida la sua nazionale alla vittoria del suo primo mondiale. Nel 2000, ancora da capitano, guida i bleus alla vittoria di Euro 2000, consentendo così ai galletti di diventare la seconda nazionale dopo la Germania Ovest del 1974 a detenere contemporaneamente sia la Coppa del Mondo che il titolo europeo.[40] In occasione della semifinale contro il Portogallo raggiunge la sua centesima presenza con la maglia della propria nazionale. È il primo giocatore francese in assoluto a tagliare questo traguardo. Il 2 settembre 2000 gioca, allo Stade de France contro l'Inghilterra, la sua ultima partita in nazionale.[41] Lascia i bleus dopo 103 presenze e 4 reti.

Allenatore: L'esordio al Monaco   A 33 anni ancora da compiere decide che è ora di concludere la carriera sportiva ed iniziare una nuova avventura, la più naturale possibile, quella da allenatore. Rescinde il contratto con il Valencia e il 9 giugno 2001 viene nominato allenatore del Monaco.[42][43][44] Costruisce una squadra con un budget molto limitato, affiancando a giovani promesse (Givet, Squillaci, Rothen, Evra) giocatori di esperienza ma scartati da alcuni grandi clubs europei (Roma, Nonda, Morientes, Giuly). La prima stagione alla guida del club monegasco è tutt'altro che entusiasmante, la squadra fallisce tutti gli obiettivi stagionali. In campionato a seguito di un inizio disastroso, la squadra si stacca subito dalle posizioni che contano, per chiudere la stagione al 15º posto, fallendo così il primario obiettivo della qualificazione alla Champions League. In Coppa viene eliminato ai quarti di finale dal Nîmes squadra di D2 fallendo così l'ultima possibilità di qualificarsi ad una competizione europea.[45] Nella stagione seguente, nonostante la grave crisi finanziaria del club[46][47], guida la sua squadra ad un lungo testa a testa[48] in campionato con il Lione, perdendo il titolo solo alle ultime giornate.[49] Il 17 maggio 2003 vince il suo primo trofeo da allenatore: la sua squadra sconfigge nella finale di Coppa di Lega per 4-1 il Sochaux.[50] Nella stagione successiva compie il suo capolavoro alla guida del club del Principato: dopo un'estate turbolenta, che vede la squadra prima retrocessa in Ligue 2[51] a causa dei problemi finanziari del club e poi ripescata[52], inizia ad inanellare una serie di successi sia in campionato che in Champions League.[53][54] Durante la Champions League 03-04 la sua squadra stupisce l'Europa per la qualità del gioco, frizzante ma non scriteriato. Vince il suo girone con relativa semplicità, infliggendo tra l'altro un sonoro 8-3 ai galiziani del Deportivo de La Coruña.[55][56] Dopo aver eliminato negli ottavi la Lokomotiv Moskva[57][58], nei quarti la squadra allenata da Dedè elimina i "galacticos" del Real Madrid. Dopo aver perso la gara di andata al Bernabeu per 4-2[59], al ritorno recupera l'iniziale svantaggio di 1-0 e sconfigge le favoritissime "merengues" per 3-1.[60]. In semifinale elimina il Chelsea di Ranieri e del patron Abramovič[61][62] e si qualifica per la finale di Gelsenkirchen contro il Porto allenato da José Mourinho[63]. Il sogno della squadra del Principato si spegne all'ultimo atto: nella finale i giovani di Dedè giocano una partita sotto tono e vengono sconfitti con un perentorio 3-0 dai lusitani[64] Nonostante gli approcci della Juventus[65], che è alla ricerca di un sostituto di Marcello Lippi, nel giugno del 2004 allunga il suo contratto con il Monaco fino al 2007.[66] La quarta stagione alla guida dei biancorossi si rileva negativa per il tecnico di Bayonne. Dopo un buon inizio in campionato si ritrova ben presto fuori dalla lotta scudetto e viene eliminata negli ottavi di Champions League dal PSV.[67] La squadra chiude al terzo posto in Campionato e si qualifica per i preliminari di Champions League. A settembre 2005 dopo 4 sconfitte in 7 turni di campionato e soprattutto dopo l'eliminazione all'ultimo round preliminare di Champions League per mano del Betis Siviglia, si dimette dall'incarico.[68][69]

Alla guida della Juventus : Resta senza panchina per 10 mesi, poi il 10 luglio 2006 viene chiamato dalla Juventus per guidare la formazione torinese che, a seguito di Calciopoli, era stata retrocessa in Serie B con 30 punti di penalizzazione, poi ridotti a 17 in sede d'appello.[70][71] Si ritrova alla guida di una squadra senza molti dei "big", che vengono ceduti sia per esigenze di bilancio sia perché alcuni di essi non accettano di giocare nella serie inferiore, pertanto decide di lanciare, a fianco dei "senatori" rimasti, alcuni giovani come De Ceglie, Palladino, Giovinco e Marchisio.[72] Dopo un inizio difficoltoso[73], la squadra bianconera inizia a risalire posizioni in classifica e, anche grazie ad un ulteriore sconto di 8 punti sulla penalizzazione concesso dalla Camera arbitrale del Coni[74], a due giornate dalla fine del campionato ottiene la matematica certezza della promozione nella massima serie.[75] A sorpresa, il 25 maggio 2007 si dimette dall'incarico a causa di dissidi con il Direttore Sportivo Alessio Secco.[76][77]

Il ritorno alle origini :Il 5 maggio 2009 il sito dell'Olympique Marsiglia annuncia che sarà il successore di Eric Gerets alla guida del club per due stagioni.[78] Il 27 marzo 2010 guida l'OM alla vittoria della Coppa di Lega francese, battendo in finale il Bordeaux per 3-1: si tratta del primo successo marsigliese nella manifestazione, nonché del primo trofeo dopo 17 anni di digiuno.[79] Il 5 maggio 2010, battendo 3-1 il Rennes, in concomitanza con la sconfitta dell'Auxerre a Lione, l'OM si aggiudica il 9º titolo della sua storia, 18 anni dopo l'ultimo successo.[80][81] Il 28 luglio 2010 guida l'OM alla vittoria della Supercoppa di Francia sconfiggendo per 5-4 ai rigori il PSG.[82] Il 29 giugno 2010 prolunga il suo contratto con l'Olympique Marsiglia fino al 2012[83], nonostante abbia ricevuto l'offerta di diventare il manager del Liverpool.[84] Nel dicembre 2010 vince il premio di allenatore francese dell'anno, premio calcistico assegnato dal quotidiano France Football al miglior allenatore francese dell'anno solare. [85][86]

Nazionale francese: Dall'8 luglio 2012 è il commissario tecnico della Nazionale francese.[87]

 Didier Deschamps